Dossier, missioni, udienze politiche. Così Mattarella prepara l’agenda

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 La prima notte da solo nel palazzo. Poi al lavoro nello studio con la storica segretaria

ROMA – L’altra sera, quando gli amici e i collaboratori se ne sono andati e gli staffieri si sono congedati, il presidente ha cominciato a sperimentare quale solitudine lo aspetta nei prossimi sette anni. Si è chiuso nell’appartamento dove hanno abitato i suoi predecessori, al secondo piano della palazzina che papa Clemente XII commissionò all’architetto Ferdinando Fuga, all’estremo angolo sud del Quirinale, e prima di mettersi a letto ha dovuto arrangiarsi in tutto. Valige a parte, anche per le telefonate. E pur considerando che Sergio Mattarella è da tempo abituato a star da solo, si può dare per scontato un suo sottile disagio, dovendo muoversi in spazi enormi e sontuosi, dove nelle 24 ore si alternano rimbombi estranei (lo sbatter di tacchi, lo zoccolio dei cavalli, gli squilli di tromba) e alienanti silenzi. Non per nulla Cossiga ripeteva che «quel palazzo isola» e che lui ci aveva vissuto «con l’oppressiva sensazione d’essere la comparsa di un film storico… in costume».
La prima uscita
Tutto si è rianimato ieri mattina, quando il capo dello Stato è sceso nel suo studio per affrontare la prima giornata di lavoro sul Colle. C’è parecchio da fare: dossier da chiudere, programmi da definire, udienze da calendarizzare. La prima uscita è per stamane, a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, ma lì il cerimoniale non ha messo in conto che parli. Mentre la prossima settimana andrà a Palazzo dei Marescialli, per presiedere un delicato plenum del Consiglio superiore della magistratura. L’unico altro appuntamento sicuro si proietta lontano, al 26 febbraio, giorno d’arrivo sul Colle del segretario generale della Nato, il norvegese Jens Stoltenberg. Per il resto l’agenda di Mattarella è ancora da riempire. Di sicuro, è prevedibile a breve un faccia a faccia con Matteo Renzi, per una verifica sull’attività parlamentare e sul percorso delle riforme. Mentre restano da definire le date degli incontri chiesti martedì da Beppe Grillo e Silvio Berlusconi.
E anche per quanto riguarda i viaggi fuori Roma, l’unico al momento prevedibile sarà in Sicilia (ma privatissimo), per recarsi sulla tomba della moglie Marisa, a Castellamare del Golfo, e poi a Palermo, per prendere da casa qualche libro e alcune carte personali.
Sono in molti a chiedere già a Mattarella, appena insediato, interventi censori o di sostegno ai provvedimenti messi in cantiere dal governo. Ci sono in ballo materie controverse: l’Italicum, la riforma del Senato, il decreto fiscale, le misure per l’economia. Si pronuncerà a modo suo, facendo una prudente economia di parole, probabilmente attraverso una moral suasion preventiva con le diverse forze politiche e con lo stesso Palazzo Chigi. E, appunto, senza fuochi d’artificio verbali. Del resto, quello di essere sempre sotto pressione è un po’ il destino di ogni capo dello Stato: le opposizioni pretendono che faccia quel che loro non riescono a fare, la maggioranza che la tuteli come primo partigiano del governo. Atteggiamenti che, se non s’imporrà la «correttezza» da lui chiesta a tutti l’altro ieri, potrebbero rendere difficile la sua opera di «arbitro imparziale».
Le lettere di ringraziamento
Per il momento la sua priorità è capire fino in fondo come funziona la «macchina» del Quirinale e comporre la squadra che dovrà assisterlo. La prima persona che lo affianca è la sua vecchia segretaria di quando dirigeva Il Popolo : Leandra Tobini. Alla quale ha dettato le prime risposte alle tante lettere d’apprezzamento ricevute nelle scorse ore. Gli hanno fatto piacere, dicono i suoi collaboratori. «Perché dimostrano che il senso profondo del suo messaggio è stato compreso».

tratto da www. corriere.it